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Pigrizia: sì o no?

Pigrizia: sì o no? - Didattica & Comunicazione

Per la mia generazione la pigrizia era un grave difetto, condannato dai genitori. Eppure a volte saper essere pigri è un vantaggio. Vediamo come e perché.

In famiglia mi hanno sempre accusata di essere pigra, come se fosse un grave difetto. Sono pigra, è vero, ma credo che sia solo parzialmente un difetto. Ma, prima di tutto, bisogna che condividiamo cosa significa essere pigri.

Si definisce pigra, secondo il dizionario della Treccani, “persona che, per natura, rifugge dalla fatica, dallo sforzo, dall’impegno fisico o intellettuale, e dall’azione in genere, o che agisce e opera con lentezza e senza entusiasmo”.

Posso dire una parolaccia? Questa definizione mi sembra un gran casino!

Mette sullo stesso piano una persona intellettualmente poco dotata, che magari si sbatte come un matto, e una persona molto dotata che non ha voglia di far niente! E questo per limitarmi al primo pensiero che mi è venuto in mente.

Pigrizia è non aver voglia, procrastinare, guardare bellamente il soffitto invece di agire, cazzeggiare, … E, comunque, credo fermamente che esista una forma di pigrizia positiva ed una negativa.

Il sapersi fermare, riflettere, talvolta sognare, invece di agire freneticamente fa parte, secondo me, di quella pigrizia positiva talvolta indispensabile. E così pure il fermarsi per capire, riflettere, evitare di balzare alle conclusioni facendo appello, spesso, ai nostri modelli mentali e convinzioni. Per superare i pregiudizi, guardare le sfaccettature, cambiare prospettiva, ci vuole tempo e riflessione. Chi è frenetico non lo fa. Che è pigro sa farlo.

Ed eccoci quindi alla pigrizia che, secondo me, è controproducente.

Sapere di poter comprendere, e non volerlo fare, di poter dialogare, e non averne voglia (scegliendo magari la lite e il pregiudizio), di poter cambiare comportamenti e procrastinare, di poter migliorare noi stessi e ricadere nelle abitudini: questa è pigrizia, che spesso colpisce proprio coloro che si vantano di correre tutto il giorno.

Ci sono persone che spendono migliaia di euro in corsi per la crescita personale, e poi al di fuori del corso non applicano nulla di ciò che presumibilmente hanno imparato: anche questa è pigrizia.

Perché definire pigrizia il rifiuto di studiare una materia che non piace o di cui non si comprende l’utilità?

E, saltando di palo in frasca, devo forse chiamare pigrizia la meditazione? O dovrei definire pigri tutti coloro che, vivendo senza luce elettrica, seguono il ritmo circadiano del sole? Se così fosse, siamo il prodotto di centinaia di migliaia di anni di pigrizia!

In conclusione, credo che anche il termine pigrizia sia stato, nel tempo, lesionato e reso confuso da modelli mentali e infrastrutture di pensiero.