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Padronanza personale e Gestione delle esperienze

Padronanza personale e Gestione delle esperienze - Didattica & Comunicazione

Per acquisire e perseguire la padronanza personale è necessario imparare a gestire le proprie esperienze.

Gestire le esperienze è importante per la padronanza personale, ma soprattutto è importante per essere felici. Tutti noi abbiamo avuto, e avremo, esperienze belle e felici, ed esperienze tristi e infelici. Quelle felici sono i bei ricordi, quelle infelici sono momenti di apprendimento importante.

Ricordate Peter Pan? Per volare basta un pensiero felice: uno solo!

La gestione delle esperienze è uno di quei percorsi che dura tutta la vita: non si finisce mai di imparare. Ma da qualche parte bisogna iniziare!

E ci sono alcuni elementi chiave.

  • Il primo è “come immagazziniamo i ricordi”.

Ci sono due modi di ricordare: rivivere l’esperienza ogni volta, sentirsi esattamente come quando l’abbiamo vissuta la prima volta oppure guardarsi dal di fuori, come se chi vive quell’esperienza fosse un'altra persona. La prima modalità viene definita “associata” (in pratica il nostro io di oggi è associato al nostro io che ha vissuto l’esperienza). Il secondo modo viene definito modalità dissociata: il nostro essere di oggi osserva con distacco il nostro io di allora.

Ovviamente nel vivere un ricordo in modalità associata riviviamo tutte le emozioni, mentre in modalità dissociata sappiamo di aver provato specifiche emozioni, ma le osserviamo solo.

È intuitivo che se sappiamo vivere i ricordi belli in modalità associata saremo in grado di volare, continueremo a rivivere le emozioni felici. I ricordi tristi, invece, vanno immagazzinati in modalità dissociata, altrimenti ogni volta ci faremo trascinare nuovamente nel baratro della tristezza. Esistono tecniche per fare ciò, e basta un po’ di esercizio.

Uno dei modi che, spontaneamente, applichiamo per prendere distacco dai ricordi infelici è quello di parlarne. Attenzione: non lamentarsene, ma parlarne analizzandoli, magari parlarne in terza persona.

Ma la gestione delle esperienze non è tutta qui.

Le esperienze tristi vanno metabolizzate, traendone gli insegnamenti, eliminandone i rancori e i rimpianti. Gli esempi sono tanti, e ognuno può cercare i propri. Ma, tanto per dare un contributo, pensate ad Al Gore. Quando ha perso le elezioni per la presidenza degli Stati Uniti (ammesso che le abbia perse davvero) aveva numerosi motivi per essere incavolato, per accumulare rancori e rimpianti. Eppure quella è stata la sua fortuna! Infatti solo perdendo le elezioni ha potuto dedicarsi ad altri interessi, fare qualcosa di importante e costruttivo per sé e per il mondo, vincere un premio Nobel, …

La saggezza popolare afferma: “si chiude una porta e si apre un portone”, e molte volte è proprio così, solo che varchiamo il portone continuando a rimpiangere e provare rancori per la porta chiusa!

I percorsi di gestione delle esperienze valgono anche per le esperienze più dolorose, come la morte di qualcuno, o la malattia, ma per il momento dovrete credermi sulla parola.

Imparare, e trasmettere l’insegnamento, di trovare le opportunità e gli insegnamenti nelle esperienze tristi è uno degli elementi fondamentali per “educare” nel senso più completo del termine, per superare i propri limiti e per diventare ogni giorno persone migliori.

Ma è altrettanto importante gestire le esperienze positive, i successi, i momenti di trionfo.

Perché dal successo all’egoismo, all’arroganza, o all’immobilismo il passo è breve. Di nuovo la saggezza popolare parla di “sedersi sugli allori”. Raramente le persone a cui, dall’esterno, sembra che vada “tutto bene” sono persone sagge o felici, sia perché sappiamo in realtà ben poco di loro, sia perché se il successo viene trasformato in trionfo dell’ego anziché in percorso di apprendimento diventa una trappola.

E  per oggi è tutto: solo un breve accenno riassuntivo del grande capitolo della gestione delle esperienze.