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I nemici della comunicazione: la rabbia

I nemici della comunicazione: la rabbia - Didattica & Comunicazione

Prosegue l'esame dei sentimenti e delle emozioni che rappresentano un vero pericolo per la comunicazione parlando di rabbia

La Rabbia pone davanti agli occhi un filtro rosso, collegabile agli istinti primordiali.

  • Tutto ciò che sentiamo è filtrato da una negatività di aggressione, e rispondiamo con parole in libertà, anch’esse aggressive.
  • Il canale di comunicazione è aperto, ma assolutamente distruttivo.

Rabbia e Paura vengono in genere riconosciute, almeno quando sono allo stato puro, sia da noi stessi che da chi ci sta vicino.

Spesso se ne fraintende l’origine, o ciò che le ha scatenate, ma sappiamo cosa sono e quali sono le conseguenze.

La rabbia è un sentimento fortemente reattivo, e sempre distruttivo.

La rabbia è molto presente in ambiente scolastico, ahimè, quindi merita di essere esaminata con particolare attenzione.

  • Esiste la rabbia dei giovani, degli studenti.

Possiamo incasellarla, con qualche approssimazione, in due principali tipologie:

    1. rabbia contro soprusi o ingiustizie, veri o presunti tali,
    2. rabbia da paura.

La rabbia contro i soprusi è tipica dei giovani, e personalmente la trovo una situazione scomoda, ma con alcuni aspetti positivi. Raramente i giovani hanno imparato tattiche di diplomazia, strategie di infiltrazione.

Affrontano i problemi a viso aperto, si arrabbiano, hanno sentimenti pieni, non modulati, e quindi esplosivi.

Questo tipo di rabbia dovrebbe essere gestito, compreso, modulato, incanalato, ma non cancellato.

  • Insegnare che le cose possono essere dette in diversi modi è una sistema per incanalare questa rabbia, per gestirla.

  • Mentre evidenziarne l’inutilità, negarla, condannarla, equivale a stimolare la crescita di individui fin troppo integrati nel sistema: la società ha assoluto bisogno del potenziale innovativo e rivoluzionario proprio dell’età giovanile.

La scuola può far molto per insegnare ai giovani a discutere nel modo corretto: ascoltare e comprendere le ragioni dell’altro e affermare e ribadire in modo costruttivo le proprie, anche, o forse soprattutto, quando alla base della discussione c’è rabbia.

Ma i giovani hanno, molto sviluppata, anche un’altra tipologie di rabbia: la rabbia da paura.

La gioventù è l’età del potenziale in formazione, e quindi del potenziale inespresso per definizione. E hanno paura, del futuro, dei genitori, di loro stessi della società, del mondo.

  • La rabbia da paura è pericolosa, per chi la prova e per chi si trova vicino.

Perché i due sentimenti, non riconosciuti, non gestiti, diventano sinergici, fino a generare bullismo e delinquenza vera.

  • Affermare che un adolescente arrabbiato ha paura non è, secondo me, un modo per difenderlo,

Anzi! Se in un ragazzo potessi riconoscere rabbia e paura insieme sarei davvero molto preoccupata, e riterrei opportuno creare una serie di meccanismi difensivi e correttivi (e, in questo caso, potenzierei le difese per i compagni e le correzioni per il ragazzo).

  • Purtroppo spessissimo questa identificazione del problema avviene a posteriori: dopo la manifestazione di bullismo o di aggressività. Coprire o giustificare uno studente in cui si riconoscono atteggiamenti di paura e di rabbia, insieme o alternati, è secondo me molto sbagliato, e crea danni.

Cosa si può fare? Le strutture di supporto psicologico scolastiche sono molto più preparate di me: il mio appello si limita ad invitare gli insegnanti a riconoscere e non sottovalutare.

  • Anche gli insegnanti provano rabbia.

Ma l’insegnante è un adulto, quindi ha le capacità e il dovere di distinguere tra arrabbiatura e rabbia.

  • Arrabbiarsi è un diritto – dovere.

Anche da adulti abbiamo il dovere di arrabbiarci davanti alle ingiustizie, ai soprusi.  

Ma possiamo fare in modo che la nostra arrabbiatura non si manifesti attraverso la rabbia, o che la nostra rabbia venga correttamente incanalata.

La comunicazione non verbale  può essere molto efficace, ma anche nell’ambito del non verbale dobbiamo saper scegliere.

  • Un insegnante che strilla in maniera isterica per cinque minuti non è efficace.
  • Un insegnante che lancia i diari per la classe è controproducente (ricordo perfettamente questo gesto, fatto spesso dalla mia insegnante di italiano, a distanza di 40 anni, e ancora mi infastidisce).

Esiste invece un tono di voce particolare, profondo, modulato, che esprime molto bene lo stato d’animo alterato dall’arrabbiatura, ed è quasi sempre molto efficace.

Ma anche una postura rigida, a pugni chiusi, con braccia rigidamente allineate contro il corpo, esprime la rabbia, senza avere effetti dannosi.

  • Uno sguardo davvero torvo è più efficace di qualche strillo!

Inoltre l’insegnante è uno dei primi e principali esempi al di fuori della famiglia.

  • Se vi capita di avere reazioni scomposte a causa della rabbia chiedetevi se avreste voluto vedere queste razioni nei vostri genitori, o se volete che le abbiano i vostri figli.

Infine alcuni consigli pratici.

  • Se la vostra rabbia è in genere esplosiva, ben visibile, scomposta, accompagnata da gesti eclatanti, crea generalmente profondo disturbo nelle persone particolarmente sensibili e corrette, mentre crea assuefazione o risate in chi non è né sensibile né corretto.

In pratica: fa danno a chi non lo merita, e crea entusiasmo in chi vorreste colpire.

Se, invece, nel momento in cui sentite montare la rabbia, imparate a respirare, o, meglio ancora, riuscite ad entrare in uno stato di onde cerebrali alpha, riuscirete ad esprimere quella rabbia ghiacciata che penetra attraverso tutti gli strati difensivi, di chiunque.

  • Ma usate questo sistema con cautela: se siete capaci di ciò il mondo vi vede carismatici, ma anche pericolosi. Non bisogna abusarne!
  • A volta basta districare i motivi della rabbia per dissolverla, ed essere più sereni.