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Genitori contro: e gli insegnanti?

Genitori contro: e gli insegnanti? - Didattica & Comunicazione

Ancora sui problemi tra genitori e insegnanti

Se ci sono difficoltà di relazioni interpersonali vanno esaminate entrambe le facce della medaglia: se gli insegnanti hanno problemi con i genitori è presumibile che i genitori abbiano problemi con gli insegnanti.

Però credo che esista un altro aspetto, poco considerato.

I genitori, e buona parte della società, mostrano scarso rispetto per la scuola in genere e per gli insegnanti. Ma … perdonate la domanda impertinente: gli insegnanti rispettano se stessi, la scuola e la loro professione?

  • Gli anni di precariato, il lavoro sottopagato, le innumerevoli riforme della scuola che non hanno portato a molto …
  • Per anni l’insegnamento è stato considerato un lavoro femminile (e quindi un po’ di serie B nella maschilista società italiana).
  • Qualcuno, o molti, hanno scelto l’insegnamento perché consentiva di fare un secondo lavoro: l’insegnamento per la pensione e l’altro lavoro per la passione.
  • Qualcuno ha scelto l’insegnamento perché consentiva di avere tempo da dedicare ai propri figli (lavoro femminile) e lo stipendio basso aveva importanza limitata in quanto era considerato “il secondo stipendio in famiglia”.
  • Qualcuno ha scelto l’insegnamento perché, pur a fronte di anni di precariato, una volta “arrivati” non c’era più rischi, mentre altri lavori comportavano poi battaglie costanti o rischi di licenziamento successivi.

Credetemi, l’insegnamento non deve essere una vocazione!

L’insegnamento è un lavoro.

Ma nel lavoro e nella vita esiste un dato di fatto, a volte duro da accettare, ma sempre vero: chi non rispetta se stesso non può ottenere rispetto dagli altri.

Il rispetto non è arroganza, presunzione, desiderio di dominio.

Conosco persone estremamente miti e apparentemente condiscendenti che non si fanno mettere i piedi in testa da nessuno, e conosco persone prevaricanti e arroganti che, non rispettando se stessi, cercano di dominare con la forza.

Per chi si occupa di comportamenti è noto ed evidente con la prevaricazione si accompagni spesso con la vigliaccheria: chi prevarica di fa a sua volta prevaricare da chi di dimostra più potente.

Il rispetto è tutt’altra cosa.

Si dice spesso che per ottenere rispetto bisogna saperlo conquistare e meritare. È vero, ma ciò che a volta di dimentica è che per meritare e conquistare rispetto bisogna prima di tutto rispettare se stessi.

Se, come insegnanti, non avete rispetto per l’insegnamento, se ritenete che il vostro sia un lavoro di ripiego, se in fondo in fondo pensate che avreste voluto far tutt’altro, che lo stipendio troppo basso lo squalifichi state mancando di rispetto a voi stessi, e sarà molto improbabile che otteniate rispetto dagli altri, inclusi i genitori dei vostri alunni.

Ma anche regalare voti, non mantenersi aggiornati,  non perseguire un costante miglioramento di se stessi e del proprio metodo di insegnamento è una forma di mancanza di rispetto per se stessi e per il proprio lavoro.

Lasciarsi prendere dalla spirale del vittimismo (non mi pagano abbastanza quindi non meritano nulla, non mi considerano quindi non dedico attenzione, mi ostacolano quindi me ne frego) sono atteggiamenti che, inesorabilmente, portano alla riduzione del rispetto di se stessi.

Meccanismi simili vengono applicati nel mobbing aziendale.

La persona presa di mira vede sminuire le sue responsabilità, poi le sue mansioni e infine i suoi compiti. Il lavoro che volge viene costantemente sottovalutato e criticato, finché lui (o lei) stesso si convince di non essere in grado. Una volta minato il rispetto che la persona ha verso se stessa e verso il suo lavoro il gioco è fatto e il mobbing è riuscito.

Avere rispetto verso se stessi non significa essere persone sicure, e tantomeno tronfie. Il rispetto è fatto di stima, coscienza pulita e consapevolezza, anche dei propri limiti.

Il rispetto ci fa diventare invulnerabili: non alle sofferenze, ma alle cattiverie e alle avversità.

Cari insegnanti, assicuratevi di rispettare voi stessi e la vostra professione, e riuscirete anche a trovare la strada giusta per farvi rispettare, o almeno a non farvi danneggiare