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Che domande farsi?

Che domande farsi? - Didattica & Comunicazione

Prendo spunto da una domanda che mi è appena stata posta per alcune considerazioni, a ruota libera, su come semplificarci la vita

Durante i corsi Le onde del ben-essere, dedicati alla gestione dello stress e al miglioramento della qualità di vita, ho l’opportunità di raccogliere domande e dubbi dei partecipanti, e vedere così altri punti di vista: imparo molto da questi dialoghi, ed ora la domanda di un’insegnante mi offre la possibilità di esaminare alcune abitudini, molto frequenti.

Come fare per non farsi coinvolgere sentendosi sempre in difetto ed esporre le proprie ragioni in maniera “calma?”

Inutile dirlo, forse, ma è una domanda prettamente femminile: siamo noi donne quelle allevate fondamentalmente con l’impressione di essere sempre in difetto! E il tema trattato lo conosco bene: ho combattuto questa sensazione per decenni. La mia principale differenza con la domanda (e la persona) è che io non avevo il problema di “come esporre le mie ragioni in maniera calma”: io non le esponevo per niente!

Rispondere richiede ben più di un articolo, ma … l’importante è cominciare.

E la prima cosa su cui ragionare è la domanda stessa.

Quando cominciamo a porci il problema di come cambiare comportamenti, abitudini, o qualunque altro aspetto di noi stessi, generalmente facciamo un bel frullato di cosa vogliamo fare: e questa domanda ne è un tipico esempio. Per anni ho fatto la stessa cosa, finché ho imparato ad esaminare sia il problema globale che i suoi singoli aspetti.

In termini tecnici si tratta di applicare il pensiero sistemico alla vita quotidiana. In termini pratici si tratta di suddividere i cambiamenti da fare, pur tenendo con dell’obiettivo complessivo. E, se volete una metafora, vi dirò che è opportuno fare uno spezzatino, e ricordarsi di amalgamarlo bene.

Esaminiamo quindi la domanda. “Come fare per non farsi coinvolgere sentendosi sempre in difetto ed esporre le proprie ragioni in maniera “calma?”

Possiamo identificare almeno quattro diversi cambiamenti concatenati.

  • Smettere di sentirsi sempre in difetto
  • Smettere di farsi carico dei problemi degli altri (o di una persona in particolare)
  • Esporre le proprie ragioni in maniera calma (modifiche delle tre parti della comunicazione: verbale, non verbale e paraverbale)
  • Esporre le proprie ragioni in maniera chiara e convincente per chi ascolta

Ho anche rivoluzionato l’ordine perché è molto probabile che quando la nostra amica smetterà di sentirsi in difetto e avere sensi di colpa riuscirà anche a scrollarsi di dosso falsi doveri verso gli altri, e quindi ad esporre le proprie ragioni in maniera diversa.

Anche se gli elementi del problema sono concatenati, dichiararli e affrontarli in maniera spezzettata offre maggiori appigli, azioni più semplici da compiere e quindi maggiori probabilità di successo.

E voi, che domande vi fate?